Il problema della contenzione in psichiatria

Da OLTRE IL GIARDINO.

La Costituzione, il Codice penale, il Codice civile e il Codice etico e deontologico tutelano il rispetto e la libertà dell’individuo e puniscono l’abuso e l’uso improprio dei mezzi di contenzione. Altrettanto punibile è la mancata segnalazione, da parte degli operatori sanitari, all'autorità competente di maltrattamenti o privazioni a carico dell’assistito. A partire dagli anni ’70 l’uso della contenzione del paziente è stata messa in discussione sia in termini di efficacia, sia sul piano etico. Ancora oggi è acceso il dibattito per definire quando e se è opportuno ricorrere a tali mezzi. Occorre infatti tenere presente che l’uso inappropriato o prolungato dei mezzi di contenzione può avere ripercussioni sia sul piano psicologico sia sul piano fisico.

La contenzione meccanica in psichiatria è un procedura che utilizza mezzi fisici (lacci, catene, camicie di forza) e chimici (terapia del sonno, farmaci) per limitare i movimenti dell’individuo.

Il contenimento psicologico, relazionale o emotivo è quella pratica con la quale ascolto e osservazione empatica riducono l’aggressività del soggetto perché si sente rassicurato.

La ragione principale che spinge a utilizzare la contenzione è la sicurezza del paziente o di chi gli è vicino. La contenzione deve essere utilizzata come ultima soluzione.

Tra i motivi che portano gli operatori sanitari a utilizzarla ci sono: la prevenzione delle cadute, il trattamento dell’agitazione e dell’aggressività del soggetto, il controllo del comportamento e la prevenzione del vagare. Inoltre, può essere necessario ricorrere alla contenzione per somministrare la terapia.

Le conseguenze dell’uso della contenzione fisica sono purtroppo molto gravi e comprendono tutte le possibili conseguenze dell’immobilità forzata (lesioni da pressione, ustioni, ferite, cadute, prolungamento dell’ospedalizzazione).

Tra le conseguenze dirette della contenzione può esservi la morte.

I soggetti sottoposti a contenzione per più di quattro giorni hanno un’alta incidenza di infezioni ospedaliere e di lesioni da decubito. Fra i danni potenziali associati all’uso scorretto e prolungato dei mezzi di contenzione vi sono anche strangolamento, asfissia da compressione della gabbia toracica, malattie funzionali e organiche (incontinenza, infezioni, riduzione del tono e della massa muscolare, peggioramento dell’osteoporosi), danni psicosociali (stress, depressione, paura, sconforto, umiliazione).

In questo senso oggigiorno il dibattito sull'uso della contenzione nei servizi psichiatrici è molto importante in quanto essa risulta lesiva dei diritti della persona tutelati dalla Costituzione.