L'Ospedale Psichiatrico di Colorno

Da OLTRE IL GIARDINO.

L'Ospedale Psichiatrico di Colorno, in provincia di Parma, è stato un complesso di edifici adibito al mantenimento e alla cura di pazienti con problemi psichiatrici. L’ospedale psichiatrico esisteva già a Parma nel XIX secolo.

Nel 1873 scoppiò nella città emiliana un’epidemia di colera e fu deciso di stabilire provvisoriamente l'ospedale psichiatrico a Colorno, situato a nord di Parma. A questo scopo si riadattarono i locali del farnesiano palazzo ducale e dell’adiacente convento dei domenicani. Con il passare degli anni questa soluzione temporanea divenne definitiva: la parte posteriore della Reggia di Colorno rimase adibita a manicomio fino alla sua chiusura nel 1978, con la Legge 180, promossa da Franco Basaglia.

Il manicomio occupava alcuni locali del palazzo ducale e del convento dei domenicani, per un totale di 32.500 mq. Il blocco ducale era articolato intorno a corti su tre/quattro piani, mentre il blocco conventuale, a pianta rettangolare, era articolato su due/quattro piani con un sotterraneo, disimpegnato da due corti.

Il manicomio fu definitivamente svuotato negli anni novanta. Dal 2019 si trova in totale stato di abbandono.

La realtà di Parma fu teatro di importanti riforme in campo psichiatrico promosse da Mario Tommasini, amministratore locale estremamente sensibile, che, eletto nel 1965 in consiglio provinciale tra le file del Partito Comunista Italiano, fece dell’apertura dell’Ospedale Psichiatrico di Colorno e della liberazione dei pazienti una missione umana e politica. Egli aprì al territorio un luogo, da lui stesso definito infernale e violento, e promosse la liberazione dei pazienti attraverso i legami sociali, la dimensione comunitaria e il lavoro.

Nel 1967 la Provincia di Parma finanziò la pubblicazione del volume “Che cos'è la psichiatria?” a cura di Franco Basaglia, in cui veniva raccolta l’esperienza goriziana, e allestì una mostra fotografica con le prime immagini dei manicomi italiani di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin. La mostra fotografica venne accompagnata da una manifestazione di infermieri che sfilarono in città con la camicia di forza, avanzando richieste di miglioramento delle condizioni lavorative.

Tra il 1968 e il 1969 la lotta portata avanti da Mario Tommasini coinvolse anche il movimento studentesco che iniziò ad interessarsi all'ospedale, vedendo nella psichiatria il paradigma estremo della medicina di classe, che portava rafforzamento delle differenze sociali a svantaggio delle classi più povere.

Dal 27 al 30 gennaio 1969 si svolse a Parma il convegno "Medicina e psichiatria", nel quale si avanzarono richieste di miglioramento della struttura del manicomio provinciale.

Come segno di protesta, il 3 febbraio 1969 gli studenti occuparono l’ospedale psichiatrico e il 28 febbraio, un gruppo di fascisti, appoggiati da alcuni infermieri del manicomio, avviò un tentativo di contro-occupazione che però non ebbe successo. Il 9 marzo dello stesso anno terminò l'occupazione.

Dal settembre del 1970 al marzo del 1971, l’azione di Mario Tommasini venne affiancata da Franco Basaglia, nuovo direttore dell’ospedale psichiatrico di Colorno.

L'ospedale psichiatrico di Colorno è stato il set del film documentario del 1976 “Matti da slegare” di Silvano Agosti, Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli.