La casa del marinaio

Da OLTRE IL GIARDINO.

Nel febbraio del 1978 gli utenti dei servizi psichiatrici occupano la Casa del Marinaio con l’appoggio degli operatori. L’occupazione aveva quattro obiettivi:

  • Utilizzare tale struttura per costituire al suo interno un centro di salute mentale
  • Dare alloggio a chi ancora sta nell’ospedale psichiatrico perché non riesce a sistemarsi da nessun’altra parte
  • Mobilitare gli enti pubblici per risolvere il problema degli ospiti di San Giovanni
  • Dibattito sul problema della casa per emarginati e meno abbienti

Occupando la struttura gli utenti volevano rendere pubblica la situazione di chi vive ancora a San Giovanni e degli ex internati, parlare del rifiuto di dare la casa agli utenti e del problema della casa (che risulta essere un danno alla salute collettiva) ed infine denunciare le condizioni pietose delle abitazioni e dei loro costi sproporzionati. D’altra parte, attraverso questo gesto gli operatori volevano mettere al centro il problema dei bisogni reali delle persone per cui ritenevano non esserci delle risposte sufficienti e adeguate e sostituire alla logica assistenziale la lotta per il diritto a condizioni di vita diverse. L’idea era quella di partire dal bisogno di assistenza psichiatrica, decodificandone le specificità e dedicarsi alla lotta sui bisogni che la determinano. Quindi l’occupazione ha evidenziato una grave carenza per la collettività. La burocrazia ostacolava l’utilizzazione dell’immobile, portando pertanto avanti situazioni di sperpero e inutilizzazione di strutture. In un comunicato stampa del 1° marzo 1978 la Confederale del lavoro (Segreteria CGIL) esprimeva un invito alle forze politiche e agli amministratori locali per ideare un piano per utilizzare completamente le strutture esistenti per servizi alla collettività. Infatti, su 105.000 appartamenti 4650 vengono tenuti sfitti dai proprietari che li propongono a prezzi “non popolari”. La Federazione marinara di Trieste si è espressa in merito all’occupazione della Casa del Marinaio, ponendo l’accento sulla carenza di servizi sociali nella città, sul diritto dei lavoratori di fruire della struttura che dovrebbe essere riutilizzata e tenuta in efficienza e sulla necessità di accordo tra lavoratori ed ente responsabile dell’edificio per impiegare e ristrutturare lo stabile. Un altro obiettivo dell’occupazione era quello di mediare con il politico al suo più alto livello, una mediazione che vuole stimolare le forze politiche ad uscire allo scoperto, a confrontarsi, ad elaborare risposte concrete e adeguate all’emergenza dei bisogni. Questo perché le forze politiche e gli enti pubblici non si occupavano del bisogno “casa” ma lo faceva l’equipe dell’ospedale, ricercando le case all’interno del mercato immobiliare.