Alberta Basaglia

Da OLTRE IL GIARDINO.
Versione del 29 nov 2021 alle 11:46 di Oltreilgiardino (discussione | contributi) (Creata pagina con "Figlia del grande psichiatra Franco, Alberta Basaglia è psicologa e responsabile del Servizio partecipazione giovanile e Cultura di pace del Comune di Venezia, dove, dal 1980...")
(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

Figlia del grande psichiatra Franco, Alberta Basaglia è psicologa e responsabile del Servizio partecipazione giovanile e Cultura di pace del Comune di Venezia, dove, dal 1980, ha guidato il Centro donna e il Centro antiviolenza.

Racconta di aver vissuto un’infanzia diversa da quella degli altri bambini, a stretto contatto con la follia, ma in un clima di assoluta normalità. Disegnava grandi nuvole come Picasso, ascoltava Mozart e Beethoven invece delle canzoncine che passavano in televisione e sentiva i grandi che facevano lunghi discorsi nel salotto di casa sua. Quei grandi erano Franco Basaglia, suo padre, Franca Ongaro, sua madre, e i loro amici, psicologi, psichiatri e filosofi.

Racconta: “ho iniziato ad avere un rapporto diretto con la sofferenza mentale fin da piccola. Le persone che pian piano uscivano dal manicomio passavano per casa nostra: alcune apparentemente non avevano nessun disturbo, se non per il fatto che stavano zitti, ma altre a me bambina facevano paura. Così ho imparato a riconoscere la paura e a non aver paura di aver paura. Anche per questo è stato importante far parte di questa famiglia”.

Quando iniziò a studiare psicologia al papà che le chiedeva se era matta, rispondeva che non le bastava essere la figlia di Basaglia e che come nonno avrebbe voluto il grande Sigmund Freud. Quando, però, durante gli esami le ricordavano la somiglianza col padre a volte faceva fatica ad andare avanti. “Quello che per me era normale poi ho capito che per parecchia gente non lo era. Quando facevo l’università erano gli anni d’oro del superamento del manicomio e Basaglia era molto noto. Il giorno della mia laurea non c’era mio padre, ho pensato che laurearsi in psicologia con Basaglia seduto tra il pubblico era un po’ troppo”. In tasca, però, aveva un biglietto trovato sul tavolo quella mattina che ha sempre tenuto nel portafoglio fino a quando non gliel’hanno rubato: “Brava, papà”.

Ha una lunga esperienza di lavoro sulle tematiche legate al contrasto della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.

Ma oggi la rivoluzione di suo padre può dirsi compiuta? “Sono convinta che quando si decide che le rivoluzioni sono arrivate al loro scopo significa che non erano vere rivoluzioni. Le rivoluzioni iniziano e continuano perché si trasformano. Questa è nata per dare diritti a chi non li aveva e oggi ci sono ancora tante persone che non li hanno. In quella sfera e in tante altre realtà, basti pensare ai migranti. Alla psichiatria sicuramente resta ancora molto da fare. Credo ci sia soprattutto il rischio di tornare indietro. Serve ogni tanto andare a vedere quello che è stato fatto per essere sicuri che non stia risuccedendo. Finché si legherà anche una sola persona, quella rivoluzione non sarà da definirsi conclusa”.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Le nuvole di Picasso (con Giulietta Raccanelli; Feltrinelli,  2014).