Csm

Da OLTRE IL GIARDINO.

I CSM (Centri di salute mentale) nascono a partire dalla metà degli anni ‘70 a Trieste in coerenza con la riforma avviata da Franco Basaglia di chiusura dell’OPP di s. Giovanni.

A differenza che in altri Paesi, i CSM, a Trieste, sostituiscono in maniera radicale l’OPP.  Viene definitivamente abolito l’internamento in ospedale psichiatrico, con la perdita dei diritti civili e i trattamenti disumani che lo caratterizzano. I centri si presentano invece come veri e propri luoghi di assistenza primaria sul territorio per accogliere le richieste di aiuto psichiatrico e psicologico della cittadinanza.

Il primo CSM nasce a Muggia nel 1975 in accordo con l’allora sindaco, aperto soltanto tuttavia nelle ore diurne 5 giorni alla settimana. Poco dopo viene però inaugurato quello di Barcola, più o meno in contemporanea a quello di Aurisina, che poi diverrà centro di ricezione diurna, mentre il CSM di Barcola è ancora oggi centro di assistenza sulle 24 ore, con 6 posti letto e offre un servizio di assistenza completo di presa in carico e supporto farmacologico e psicologico.

Gli altri CSM presenti oggi sul territorio triestino sono La Maddalena, nel rione di s. Giacomo, via Gambini, e Domio, che copre anche il territorio del comune di Muggia. Sono presenti quindi ognuno in un distretto, nei quattro distretti sanitari della città.

I CSM funzionano sempre “a porte aperte” durante le 12 ore diurne mentre la notte sono in funzione solo per le persone ricoverate. I ricoveri nei centri durano in genere un tempo molto breve. I centri sono centri di assistenza ma anche di socialità. Gli utenti vengono seguiti in un percorso completo che va dalla presa in carico al reinserimento nella vita quotidiana anche attraverso l’ausilio di borse lavoro o i programmi di inserimento lavorativo. Gli utenti dei CSM si riuniscono in gruppi di aiuto o auto-aiuto, dove possono approfondire le loro problematiche e condividerle con gli altri.

Gli operatori dei centri (medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, operatori socio-sanitari) sono attivi nelle loro sedi ma in particolare a domicilio delle persone in cura e anche nelle varie sedi sanitarie e sociali della comunità di riferimento che per ogni centro si aggira su 50/60000 abitanti.

Gli psicofarmaci vengono erogati a dosi basse e solo quando strettamente richiesto.