Differenze tra le versioni di "Falegnameria "Hill""

Da OLTRE IL GIARDINO.
 
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Nel corso degli anni Ottanta, all'interno del [[Il parco di san Giovanni|Parco di San Giovanni,]] emerge la volontà di recuperare i [[Il problema dell'istituzione psichiatrica|luoghi di cura]] che per lungo tempo erano stati luoghi di repressione e [[negazione del soggetto]].  
La falegnameria Hill e il lavoro grafico del Gruppo ZIP sono stati laboratorio di progettazione e produzione sperimentale, per l’elaborazione di oggetti, ambienti, arredi, allestimenti e “habitat sociali” nel Parco di San Giovanni e non solo, per affermare la bellezza come diritto di tutte e tutti.  


Questa idea vuole ripensare i luoghi e gli oggetti a partire da come vengono percepiti soggettivamente e dal loro rapporto con le persone che convivono con essi. L' idea supera la dicotomia formale di bello e brutto, in quanto costruzione sociale vincolante e oggettivizzata, per lasciar parlare i luoghi stessi e concretizzare poi ciò che suggeriscono.  
Nel corso degli anni Ottanta, all’interno del Parco di San Giovanni, emerge la volontà di recuperare i luoghi che per lungo tempo erano stati luoghi di repressione e negazione del soggetto, passando dai luoghi di cura alla cura dei luoghi. Questa idea vuole ripensare i luoghi e gli oggetti a partire da come vengono percepiti soggettivamente e dal loro rapporto con le persone che convivono con essi.  


Il processo storico di deistituzionalizzazione trasforma questa idea in una necessità, ovvero quella di eliminare il [[passato architettonico istituzionalizzato]] per ricreare degli spazi lasciando il potere all'immaginazione e allo stesso processo rivoluzionario che si esprime quindi in gesti, idee e spazi nuovi.  
L’idea supera la dicotomia formale di bello e brutto, in quanto costruzione sociale vincolante e oggettivata, per lasciar parlare i luoghi stessi e concretizzare poi ciò che suggeriscono. L’esperienza e la produzione della falegnameria Hill riprendono attentamente il lavoro e le elaborazioni teoriche dell’anti-architetto Antonio Villas, in particolare la nozione di habitat sociale. «Rovesciare territori emarginati di confine in zone libere, capaci di stimolare creatività e sperimentazione, legare qualità del lavoro e qualità degli oggetti e fare di tutto questo qualcosa di produttivo. Habitat sociale: una definizione forse usurata, un’etichetta per dire e soprattutto fare questo e altro» (Antonio Villas).


La falegnameria Hill ed il lavoro grafico del [[Gruppo ZIP]] operano in questa direzione nella sua dimensione teorica e nella sua dimensione pratica, nasce così un laboratorio di progettazione e produzione sperimentale, in cui si elaborano oggetti, ambienti, arredi, allestimenti ed habitat sociali per gli spazi del Parco di San Giovanni e non solo.
La deistituzionalizzazione trasforma questa idea in una necessità: eliminare il passato architettonico istituzionalizzato per ricreare gli spazi lasciando il potere all’immaginazione e a un  processo rivoluzionario che si esprime nei gesti, nelle idee e in spazi nuovi.
 
L'esperienza e la produzione della falegnameria Hill riprendono attentamente il lavoro e le elaborazioni teoriche dell'anti-architetto [[Antonio Villas]], in particolare la nozione di [[Habitat sociale|habitat sociale.]]

Versione attuale delle 11:50, 17 mag 2022

La falegnameria Hill e il lavoro grafico del Gruppo ZIP sono stati laboratorio di progettazione e produzione sperimentale, per l’elaborazione di oggetti, ambienti, arredi, allestimenti e “habitat sociali” nel Parco di San Giovanni e non solo, per affermare la bellezza come diritto di tutte e tutti.

Nel corso degli anni Ottanta, all’interno del Parco di San Giovanni, emerge la volontà di recuperare i luoghi che per lungo tempo erano stati luoghi di repressione e negazione del soggetto, passando dai luoghi di cura alla cura dei luoghi. Questa idea vuole ripensare i luoghi e gli oggetti a partire da come vengono percepiti soggettivamente e dal loro rapporto con le persone che convivono con essi.

L’idea supera la dicotomia formale di bello e brutto, in quanto costruzione sociale vincolante e oggettivata, per lasciar parlare i luoghi stessi e concretizzare poi ciò che suggeriscono. L’esperienza e la produzione della falegnameria Hill riprendono attentamente il lavoro e le elaborazioni teoriche dell’anti-architetto Antonio Villas, in particolare la nozione di habitat sociale. «Rovesciare territori emarginati di confine in zone libere, capaci di stimolare creatività e sperimentazione, legare qualità del lavoro e qualità degli oggetti e fare di tutto questo qualcosa di produttivo. Habitat sociale: una definizione forse usurata, un’etichetta per dire e soprattutto fare questo e altro» (Antonio Villas).

La deistituzionalizzazione trasforma questa idea in una necessità: eliminare il passato architettonico istituzionalizzato per ricreare gli spazi lasciando il potere all’immaginazione e a un  processo rivoluzionario che si esprime nei gesti, nelle idee e in spazi nuovi.